Capitolo 11

Filed Under (La ragazza del bar) by admin on 14-12-2008

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Collegò l’hard disk al suo computer di casa. C’era una mole impressionante di file ed esaminarli tutti sarebbe stato impossibile.

Iniziò a smanettare casualmente tra le cartelle di Stefano. La sua attenzione fu attratta da una cartella di file dal nome insolito. Ci cliccò su esplorandone il contenuto: Stefano stava lavorando ad un nuovo programma. Diede un’occhiata al codice sorgente dell’applicazione, osservando che si trattava di qualcosa di davvero originale.
Dopo qualche ora si appoggiò allo schienale della sedia. Era stanco. Si alzò e guardò fuori. Nella profondità delle notte la città era illuminata da una infinità di luci. Guardò fissamente quei puntini luminosi che sembravano distribuiti in modo da comporre una struttura complessa, ma comunque ben definita. E allora capì che Stefano aveva scoperto qualche nuova proprietà algoritmica. E forse proprio per questo era stato ucciso.


Gli tornò in mente la vita passata nell’ultimo anno, i primi contatti con i suoi colleghi, il lavoro con Stefano che nel frattempo era divenuto un amico. Ora tutto questo era svanito nel nulla. L’unica traccia solida di quel mondo era Rossella… Ma in un tale scenario appariva irreale anche quest’aspetto così fondamentale della sua vita.
Guardò nuovamente le luci sparse che illuminavano la città. Iniziò a vedere ogni puntino luminoso alla stregua di un “individuo”; l’intera struttura simulava così un network di individui che interagivano tra loro. Non esistevano puntini isolati: prendendone uno a caso, se ne potevano trovare almeno altri tre o quattro nelle immediate vicinanze.
Le luci iniziarono a spegnersi progressivamente l’una dietro l’altra. Ne rimase una sola che però non poteva più interagire con le altre. Alla fine si spense anche quella. Ora era tutto buio: il network non esisteva più, o meglio, era divenuto una “somma zero”.

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