Capitolo 21

Filed Under (La ragazza del bar) by admin on 23-12-2008

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Tra i dati copiati dal computer di Stefano, aveva dimenticato di esaminare il contenuto di una directory dal nome banale. Una sera l’aprì e vide che conteneva una quantità considerevole di documenti riguardanti la schizofrenia. Erano per lo più file scaricati da internet. Si trattava di un vero e proprio approfondimento di tale patologia. Rimase perplesso circa le ragioni che avevano spinto il collega ad interessarsi a quella malattia. Allora gli venne in mente la diagnosi del neurologo corrotto. Tutto questo era più di una banale coincidenza.

Lesse attentamente i singoli file ordinati con cura meticolosa. C’erano appunti scritti con un word processor che includevano un’infinità di grafici ed elettroencefalogrammi. Rico vide che quei file erano stati scritti da Stefano. Sembrava una specie di diario quotidiano…. Difatti la data di salvataggio procedeva progressivamente giorno dopo giorno. E allora capì che il collega soffriva di schizofrenia. Questa spiegazione gli parve assurda, visto che Stefano non aveva mai mostrato i sintomi conclamati di tale malattia. Ma era l’unica deduzione possibile, poichè quel diario si riferiva a lui.

Il diario aveva un contenuto inquietante. Man mano che procedeva nella lettura, percepiva l’angoscia quotidiana del collega, ormai vittima di allucinazioni paranoiche. Si comportava però da vero studioso: cercava di classificare il fenomeno.
Dalla data/ora di salvataggio del singolo file, vide che Stefano lavorava esclusivamente di notte. Nel documento datato 6 ottobre era scritto:
“Oggi sono giunto ad una conclusione definitiva. Il modulatore telepatico permette la comunicazione – in un modo che non conosciamo – tra i due emisferi (destro e sinistro) del cervello. Tale interazione innesca i fenomeni allucinatori, di cui io stesso sono vittima”.
Avvertì un brivido di terrore. Gli tornarono in mente gli incubi e i sogni ricorrenti. Aveva eseguito un certo numero di simulazioni per testare il modulatore, e ciò aveva innescato il fenomeno delle ricorrenze. Ma quello era solo il primo step. Fortunatamente aveva interrotto le simulazioni. Pensò allora alla diagnosi della clinica. Forse avevano visto giusto? No, no, l’altro neurologo non aveva trovato alcunché, e questo lo rassicurò. Tuttavia, doveva esserci necessariamente un nesso tra i due eventi. Un collegamento in grado di spiegare anche l’omicidio di Stefano. Stava per telefonare a Giorgio, ma vide che erano le due del mattino… Spense il computer, recandosi in camera da letto. Rossella dormiva profondamente. Quella visione gli diede un senso di pace e tranquillità. Si coricò al suo fianco e si addormentò.

***

Nel periodo natalizio la città era illuminata a festa.
Le luci del presepe si rincorrevano periodicamente ed infinitamente attraverso un fantastico gioco di intermittenze, alternandosi con le luci dell’albero di Natale circondato da doni.
Le strade della città erano quasi deserte per via del tempo rigido di quei giorni.
Passeggiarono a lungo per le strade. Le vetrine addobbate dei negozi sembravano scintillare come tante lucine in grado di dissipare la malinconia dei freddi giorni invernali. Svoltarono in una viuzza leggermente in salita sotto un’arcata che riparava dal freddo. Si fermarono per un attimo. Le guance arrossate e la sciarpina attorno al collo, la rendevano ancora più affascinante. Le diede un bacio… subito dopo ripresero a camminare. La stradina si faceva sempre più in salita. Uno scorcio centenario si aprì ai loro occhi: era il centro storico. Il freddo si faceva più pungente e lei si strinse a lui. La strada continuava a serpeggiare attorno ad antiche mura fittamente ricoperte di muschio.
Ad un certo punto scorsero in alto un immenso bastione da cui si alzava una torre. Incuriositi e al tempo stesso affascinati, accelerarono l’andatura lungo la strada che sicuramente conduceva ad un castello. Una fila di pini fiancheggiava li muro altissimo; il tempo sembrava essersi fermato: nessun passante, vecchie case sparse, qualcuna con giardino, ma non si udivano latrati di cani.
All’improvviso il muro si interruppe per lasciare spazio ad un alto parapetto che si affacciava sul mare. Il panorama era stupendo: una distesa di mare azzurro illuminato dalla luce del tramonto di una splendida giornata invernale.
Finalmente arrivarono al castello: una lunga e immensa scalinata conduceva all’ingresso semichiuso da un alto portone di legno. Salirono rapidamente le scale per poi entrare nell’atrio. Un’atmosfera fredda e umida li accolse. Sembrava di essere in altri tempi e per un istante gli parve di vederla vestita da principessa… Attraversarono una serie di corridoi per ritrovarsi in una immensa sala. Si avvicinarono ad un’enorme finestra che dava sul mare; la vista era stupenda: gli ultimi raggi di sole illuminavano il viso di Rosella.
Girovagarono per altre sale altrettanto immense, girarono per angusti corridoi segnati dal tempo, salirono per un numero considerevole di scalinate. Le ore trascorrevano in fretta; arrivarono ad una sala adornata di quadri e statue. In fondo un bellissimo presepe completava la scena.
In questa stanza un orologio – ormai fermo – segnava il tempo attraverso un bilanciere che oscillava in un pozzo che si estendeva in profondità lungo la parete.
All’improvviso uno stridere di ingranaggi ruppe il silenzio della notte: era il bilanciere che magicamente aveva ripreso la sua corsa interrotta da chissà quanto tempo. E per una circostanza altrettanto magica era fermo proprio alla mezzanotte. Incredulo e meravigliato guardò il suo orologio: segnava le 23.59 del 24 dicembre… Si voltò verso di lei per chiederle… ma sentì le labbra di Rossella sulle sue… e un istante dopo gli sussurrò: «buon Natale…».
Il più bel dono di Natale che Rico avesse mai ricevuto…

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