Capitolo 23
Filed Under (La ragazza del bar) by admin on 28-12-2008
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I processi cognitivi erano riducibili ad una procedura algoritmica. Fondamentalmente un algoritmo era uno schema di calcolo. E un algoritmo estremamente complesso come quel soggiacente ai processi cerebrali, era – in linea di principio – in grado di produrre l’illusione di possedere una consapevolezza, quindi una coscienza.
Non c’era spazio per la libertà di scelta, in quanto l’evoluzione temporale era assegnata una volta per tutte. Al più, si poteva percepire l’illusione di possedere una libertà.
Se quella sera di novembre non si fosse fermato al bar…
Non avrebbe conosciuto Rossella…
La sua vita avrebbe avuto un corso totalmente diverso.
Quindi, egli in quel dato istante di un assegnato giorno del mese di novembre, aveva compiuto una scelta tra due possibili “configurazioni” che si escludevano mutuamente (l’andare al bar, e il non andarci).
In realtà non aveva compiuto alcuna scelta. I processi fisici attraverso i quali i neuroni interagivano, obbedivano alla fisica classica, e come tali erano “deterministici”, cioè univocamente determinati dalle condizioni iniziali e dalle interazioni coinvolte. Non esisteva una volontà esterna in grado di agire sulla materia. Il tutto procedeva meccanicamente e deterministicamente alla stregua della marcia di un orologio.
Ciò che riguardava la consapevolezza di esistere, i pensieri, i sentimenti, era un sottoprodotto della complessità del cervello o meglio, dell’algoritmo soggiacente.
Da un punto di vista evolutivo, si trattava di un accessorio inutile, paradossalmente generato dalla selezione naturale, che aveva preferito gli algoritmi più complessi.
Forse l’indeterminismo fisico poteva gettare luce sulla spinosa questione della libertà di scelta. La questione era dibattuta poiché l’indeterminismo operava nelle dimensioni submicroscopiche, e i singoli neuroni erano ben lontani dall’esserlo.
L’indeterminismo rendeva impossibile la conoscenza esatta dello stato fisico di un sistema. E a maggior ragione era in linea di principio, impossibile conoscerne l’evoluzione temporale.
Era un principio primo della fisica quantistica, noto come “principio di indeterminazione”.
Tuttavia, si trattava di qualcosa di molto diverso dal caos, in quanto quest’ultimo era deterministico, anche se l’evoluzione di un sistema caotico era altrettanto imprevedibile.
***
Erano ad uno stabilimento balneare. Le giornate settembrine erano ancora calde ma la spiaggia era quasi deserta. La luce del sole pomeridiano si rifletteva scintillando sul mare azzurro.
Andarono verso la riva dove era arenata una barca a remi. La trascinarono in acqua per poi salirci. Lui si sistemò ai remi, mentre lei si accomodò a prora. Iniziò a remare dirigendo la barca verso il largo per ammirare subito dopo il suo viso e i suoi capelli baciati dal sole settembrino. L’intensa abbronzatura la rendeva ancora più affascinante e deliziosa.
Nonostante l’ora pomeridiana il caldo si faceva sentire per cui lasciò andare via i remi e dopo un po’ la barca si fermò, come se volesse contemplare la distesa del mare azzurro.
Alcuni gabbiani si posarono sullo specchio d’acqua per riposarsi in attesa del termine della giornata.
Il sole era quasi al tramonto e i suoi raggi illuminavano il volto stupendo di Rossella riflettendosi nei suoi occhi. Si accomodò accanto a lei prendendola per mano. Era una sensazione infinitamente piacevole e strana al tempo stesso. Ciò non doveva sorprendere poiché le cose piacevoli avevano una loro stranezza, nel senso che erano fuori dalla norma. Nel caso contrario, appartenevano alla banalità degli eventi quotidiani.
Allora gli venne in mente la tristezza che aveva Rossella prima di salire in barca. Chissà, forse era la solitudine della spiaggia deserta o il volgere al termine della stagione estiva… D’altro canto, anche lui soffriva della crisi di fine estate, ma il giro in barca dissolse la loro tristezza come neve al sole.
Ora la sentiva più vicina che mai. Iniziò ad accarezzarle i bei capelli liberamente sparsi sulle spalle abbronzate.
Il colore castano dei capelli si intonava alla perfezione con l’abbronzatura estiva. Tutto ciò esprimeva un senso di libertà selvaggia. Libertà dagli schemi convenzionali che rendevano la vita triste e monotona come la marcia inesorabile di un orologio. Proprio come la libertà e l’imprevedibilità delle dinamiche non lineari.
Nel formulare questi pensieri il tempo si era fermato, per poi ritrovarsi con le sue labbra su quelle di lei. Era come un sogno o meglio, una felicità senza fine. La sua dolcezza era inebriante, quasi shockante. Era una di quelle cose che ti prendevano dentro rendendoti infinitamente felice e al tempo stesso spaventavano, forse per il timore di non sapere controllare una tale gioia sublime. Le baciò le guance e la sua pelle vellutata e abbronzata era dolcissima. Ispirava tenerezza e fragilità, bellezza e seduzione travolgente. Queste emozioni si sovrapponevano in un gioco infinito di sensazioni, per poi ritrovarsi l’uno nelle braccia dell’altra, mentre lui continuava a baciarla…
Nel frattempo il sole era giunto al tramonto e il cielo rossastro era quasi malinconico. Si sistemò nuovamente ai remi dirigendo la barca verso riva. Giunti sulla battigia sedettero sulla sabbia asciutta per ammirare la bellezza stupefacente di quel tramonto settembrino.


