Capitolo 24

Filed Under (Info) by admin on 29-12-2008

Quella mattina avrebbe dovuto raggiungere Rossella al lavoro. Decise di uscire a piedi, giusto per rompere la monotonia.
All’ingresso del bar gli sembrò di vedere Lex. Si fermò nascondendosi dietro un furgone parcheggiato. Si, era proprio lui, non c’erano dubbi. Aveva un’aria disinvolta ed era vestito nella sua tipica maniera ricercata.
Era indeciso se proseguire o meno. Ma ormai era vicino, quindi proseguì erso il bar.
«Cosa vuoi?» gli chiese senza mezzi termini.
«Prendiamoci un caffé» rispose Lex facendo cenno di entrare.
«Tu sei pazzo» replicò Rico. Diede un’occhiata rapida all’interno e vide che fortunatamente il bar era affollato.

«Allontaniamoci da qui» riprese.
«Bene» acconsentì Lex. «Allora, cosa hai fatto in tutto questo tempo? Ti sei riposato?»
«Se puoi chiamarlo riposo…» rispose Rico con tono sarcastico. Nel frattempo si incamminarono verso una piazza antistante.
«Sono al corrente di tutto quello che ti è accaduto, e mi dispiace, credimi…»
«Potrei farti reintegrare» continuò poco dopo.
Rico ascoltava con attenzione.
«E in che modo?»
«Portando a termine il lavoro di Stefano»
«Ah, ecco! Non era poi così difficile da indovinare» argomentò Rico, quasi buttandosi su una panchina. «Dopo tutto quello che è successo…»
«Stefano era impazzito» lo interruppe Lex. «Aveva perso i contatti con la realtà. Vedeva cose che esistevano solo nella sua mente»
Rico non rispose. Rifletteva sulla possibilità di accettare.
«Va bene» disse all’improvviso.
«Sapevo che avresti accettato!» esultò Lex, sorridendogli.

***

«Ma è un’idea folle!» disse Rossella quando Rico le raccontò tutto.
«È l’unico modo per gettare luce su questa vicenda…» replicò Rico. «Anche se ormai sono sicuro che si trattò di suicidio. Però vorrei averne la certezza, al di là di ogni ragionevole dubbio. Questa è l’unica possibilità e mi è stata offerta su un piatto d’argento».
«Ma tu stesso hai asserito che la schizofrenia di Stefano è stata causata dal modulatore telepatico. E anziché cancellare fino all’ultimo file, vorresti utilizzarlo su te stesso?» argomentò Rossella con tono contrariato.
«Lo so lo so, Rossella» disse guardandola negli occhi. «Però a differenza di Stefano, io conosco gli “effetti collaterali”, e poi considera che solo in questo modo verrò reintegrato. Non ci sono alternative».
Rossella non rispose. Guardava fisso davanti a sé. Alla fine disse:
«Va bene…. Però, amore mi raccomando… sono terrorizzata»
Rico l’abbracciò forte a sé, e sentì che le sue guance erano umide.

***

Dopo qualche settimana venne reintegrato al lavoro. Era come se nulla fosse accaduto: il tutto gli sembrava una situazione irreale. Poter “distruggere il contenuto di una mente”, non “leggere”, ma “distruggere”. Era questo che gli stava chiedendo Lex. L’informazione distribuita tra miliardi di neuroni si sarebbe dissolta come neve al sole. Era come formattare a basso livello il disco rigido di un computer. Ma la mente era qualcosa di molto diverso. Gli ritornò alla memoria il diario di Stefano in cui venivano citati i lavori di un matematico inglese – Roger Penrose – che mostravano l’esistenza nei processi cerebrali di elementi non computabili, cioè non riducibili ad una procedura algoritmica. Un tipico esempio era l’intuizione. Gli vennero in mente le idee che l’ossessionarono in passato, sull’imprevedibilità dei sentimenti. Ma quella di Penrose era una condizione più forte, in quanto metteva in discussione la computabilità di determinati processi (per contro, un’intera classe di processi computabili poteva essere imprevedibile nel senso della teoria del caos).
Attraverso una serie di argomentazioni (alcune delle quali basate sul teorema di Gödel), Penrose dimostrava che il “funzionamento” del cervello era totalmente diverso da quello di un computer. Rimaneva dunque aperto il problema dell’origine della coscienza, visto che non aveva senso parlare di epifenomismo da algoritmi complessi. Neppure invocando la selezione naturale era possibile spiegarlo, poiché la coscienza non offriva alcun vantaggio selettivo. Ad esempio, un androide programmato solo ed esclusivamente per la sopravvivenza se la sarebbe cavata benissimo, anzi forse meglio. Era come se la coscienza preesistesse al cervello. In tal caso sarebbe stato impossibile distruggerla.

***

Nello stesso periodo divenne ricorrente il sogno della ragazza in maschera che gli faceva compagnia durante lo jogging. Allora capì che quel sogno aveva un significato simbolico: la ragazza in maschera rappresentava la “verità ultima” e lo seguiva da tempo. “E tu stupenda mascherina” continuava a ripeterle nel sogno. Ma era sfuggente: ogni volta che cercava di strapparle la maschera per ammirare il suo volto stupendo, lei riusciva a svincolarsi, conservando così il proprio mistero.

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