Capitolo 26
Filed Under (La ragazza del bar) by admin on 03-01-2009
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Magiche iterazioni richiamavano le infinite infinità della successione di Fibonacci, dimostrando per assurdo la congettura di Riemann.
Stravaganti assiomi si trasponevano nella concreta realtà fisica, con matematica certezza.
Teoremi dimostrati per induzione esprimevano impetuosamente la loro virtuale esistenza.
Funzioni che esplodendo in singolarità, distruggevano ogni certezza metafisica.
Asserti rigorosi dimostrati da astruse astrazioni, dirompevano nell’intelletto.
Procedimenti induttivi e deduttivi si incrociavano a vicenda.
Sogni assurdamente reali, evanescenza dei pensieri, sensazioni sottili. Spiagge deserte, notti incantevoli illuminate da riflessi lunari che si rincorrevano all’infinito. Il flusso di idee scorreva in maniera incontrollata alla stregua di un torrente in piena. Era un’esperienza unica e sconvolgente. Una molteplicità infinita di livelli cognitivi si dischiudeva nella sua mente, accompagnata da un susseguirsi di immagini vivide che si sovrapponevano in un gioco altrettanto infinito.
La mente e l’assoluto si compenetravano dove il sogno e la realtà erano indistinguibili.
La mente era il completamento logico dell’assoluto. La sua esistenza diveniva così una necessità logica, e attraverso di essa l’universo fisico si interfacciava con l’universo platonico.
Gli apparve all’improvviso la ragazza in maschera. Istantaneamente quest’ultima si dissolse mostrando una bellezza devastante che sembrava attirarlo in un vortice senza fine, attivando a sua volta infiniti livelli annidati di bellezza. Uno richiamava l’altro attraverso una ricorsione infinita. I suoi capelli erano incantevoli: le sfumature ricordavano vagamente i colori del tramonto in una calda giornata d’agosto. Attraverso un gioco di luci e colori proiettati dal suo volto stupendo si avvicinò a lui e lo baciò.
Come per magia la maschera si ricompose e il vortice si dissolse.


