«Davvero ottima questa cena, Molly» disse Rudi. Era stato invitato a cena a casa di Roger.
«Grazie, Rudi. Considera che ho consultato diverse guide, prima di mettermi al lavoro».
«Mia moglie è sempre modesta» disse ridendo Roger. Erano sposati da circa un anno. Molly era una collega: si erano conosciuti al dipartimento. Era particolarmente graziosa, con i capelli castani tagliati corti che le davano un aspetto da adolescente.
«A proposito, Rudi» disse ad un tratto Molly. «Stiamo cercando di mettere su un’associazione finalizzata alla diffusione della cultura scientifica. Vorresti darci una mano?».
«Volentieri» assentì Rudi. «Di cosa si tratta, di preciso?». Read the rest of this entry »
Avrebbe voluto rivederla. Ma non sapeva come. Ritornare al negozio con qualche altra scusa era impensabile. Magari un invito a cena… Però non riusciva ad immaginare Samanta in una dimensione, per così dire, mondana. La sua presenza arcana e misteriosa la rendeva infinitamente diversa dalle altre donne che aveva conosciuto nella sua vita. Non che fosse così avanti con gli anni, ne aveva 27, ma l’esperienza non gli mancava. Tuttavia, si trattava di relazioni andate “a vuoto”. Non analizzò mai le ragioni dei propri insuccessi. Per lui, emozioni e sentimenti erano aspetti marginali e accidentali.
Le luci delle città vicine scintillavano quasi all’unisono nel crepuscolo serale, mentre le onde del mare si infrangevano dolcemente sugli scogli.
Attraversò il lungomare per giungere in una piazza alle cui estremità un’ampia scalinata conduceva al quartiere storico della città. Read the rest of this entry »
Entrò nel negozio, chiudendo lentamente la porta dietro di sé. Nell’aria c’era un odore molto forte, simile all’incenso. Gli sembrava di essere entrato in una dimensione sconosciuta.
La ragazza stava sistemando dei libri su uno scaffale. Si volse e lo guardò. Non sembrava sorpresa di vederlo.
«Ciao».
Rudi non rispose subito. Si guardò intorno: la stanza era arredata in maniera, per così dire, esoterica. Una luce diffusa proveniva da una serie di lampade opportunamente disposte lungo le pareti. C’era un tavolo rotondo in posizione asimmetrica rispetto al centro della stanza. Un mazzo di carte era distribuito sul tavolo.
«Ero passato per…».
Non riusciva a trovare le parole. La tensione nervosa era notevole, e aveva la fronte madida di sudore.
«Siediti» disse Samanta.
Si accomodarono entrambi al tavolo delle carte. Con fare disinvolto la ragazza raccolse le carte. Le sue agili dita le facevano scorrere in modo fluido e armonioso. Aveva i polsi adorni di bracciali. Un paio di anelli riflettevano la luce attraverso un gioco misterioso. Read the rest of this entry »
Guardò l’orologio per la ventesima volta: erano le 19.55. Le strade erano quasi deserte, nonostante che in quei giorni il tempo fosse straordinariamente mite. Annoiato per la lunga attesa, decise di andarsene.
Stava per prendere lo zaino, quando giunse un messaggio sul cellulare. Era Roger, l’amico con il quale aveva appuntamento, che si scusava per non essere venuto a causa di un contrattempo.
Dopo un attimo di indecisione si avviò. I negozi stavano per chiudere e passò davanti ad una vetrina dall’aspetto insolito, dove erano esposti amuleti e collane. Notò un mazzo di carte sparse: erano di quelle usate dai cartomanti. Allora capì che si trattava di un negozio di cartomanzia. Allontanandosi, quasi si scontrò con una donna che era appena uscita dal negozio. Aveva lunghi capelli neri e mossi, che si distribuivano sulle spalle, nascondendole parte del viso. Doveva essere la proprietaria. I suoi occhi scurissimi esprimevano un senso di mistero. L’aria enigmatica della donna era accentuata dal suo vestito scuro, che la rendeva ancor più affascinante.
«Rudi» disse ad un tratto.
«Scusi?» chiese quest’ultimo. «Come mai conosce il mio nome?»
La donna sorrise. Rudi non potè far a meno di ammirare la bellezza delle sue labbra, la cui perfezione era inebriante: sembravano disegnate da un pittore.
«È scritto lì» disse la donna indicando il tesserino identificativo che Rudi portava appeso al bavero.
«Oh, lo dimentico sempre!» assentì, staccando il tesserino.
«Pensavo mi avesse letto nel pensiero. Del resto, siamo nell’atmosfera adatta» aggiunse facendo cenno al negozio.
La donna sorrise nuovamente. Dopo un po’ Rudi riprese:
«Bè, ora lei conosce il mio nome… Ma io non conosco il suo e non ho sfere di cristallo da consultare…».
«Mi chiamo Samanta» disse la donna, porgendogli la mano. Rudi ricambiò il gesto, avvertendo una strana sensazione profonda ed ineffabile.
E dopo un po’:
«Ora devo andare».
E così la ragazza si congedò, mentre Rudi ammirava la misteriosa figura allontanarsi.
***
«Scusami per ieri, mia moglie mi ha letteralmente incastrato a quella riunione».
«Non preoccuparti, Roger». Potremo organizzarci magari per il prossimo weekend.
Erano entrambi seduti alla scrivania dello studio di Rudi, dove innumerevoli fascicoli erano disposti con ordine e precisione accanto all’immancabile computer.
«Stai ancora lavorando su quell’articolo?».
«Si» rispose Rudi. «E non ne vengo a capo. Sembra un problema irrisolvibile».
Dopo un po’ si alzò passeggiando nervosamente per la stanza.
«Bè ora scappo, Rudi. Ci vediamo a pranzo».
«Ok, a dopo».
Si appoggiò alla finestra che dava sulla strada antistante. Era l’arteria più trafficata della città. A quell’ora era densa di vita: un flusso di persone si distribuiva caoticamente su entrambi i marciapiedi. All’improvviso avvertì un desiderio struggente di mescolarsi a quella folla anonima ed impersonale.
Gli tornò alla memoria la cartomante. Quella donna possedeva un qualcosa di indefinibile che esercitava un forte richiamo. Non si trattava della solita attrazione fisica o sentimentale. Forse era quell’aria enigmatica e misteriosa…
Per Rudi la cartomanzia era uno dei sistemi più efficienti per fregare soldi alla gente. Al tempo stesso era uno dei peggiori, poiché faceva leva sulla credulità delle persone e sul loro malessere esistenziale. Questa ovvia conclusione era rafforzata dalla sua professione: egli era un matematico, per cui tutto ciò era da considerarsi alla stregua di una pura superstizione e nulla di più.
Voleva comunque rivedere la cartomante, magari per metterla alla prova, dimostrando che la cartomanzia era solo una grossa bufala.
Il pomeriggio successivo si recò da lei.


