Entrò nel negozio, chiudendo lentamente la porta dietro di sé. Nell’aria c’era un odore molto forte, simile all’incenso. Gli sembrava di essere entrato in una dimensione sconosciuta.
La ragazza stava sistemando dei libri su uno scaffale. Si volse e lo guardò. Non sembrava sorpresa di vederlo.
«Ciao».
Rudi non rispose subito. Si guardò intorno: la stanza era arredata in maniera, per così dire, esoterica. Una luce diffusa proveniva da una serie di lampade opportunamente disposte lungo le pareti. C’era un tavolo rotondo in posizione asimmetrica rispetto al centro della stanza. Un mazzo di carte era distribuito sul tavolo.
«Ero passato per…».
Non riusciva a trovare le parole. La tensione nervosa era notevole, e aveva la fronte madida di sudore.
«Siediti» disse Samanta.
Si accomodarono entrambi al tavolo delle carte. Con fare disinvolto la ragazza raccolse le carte. Le sue agili dita le facevano scorrere in modo fluido e armonioso. Aveva i polsi adorni di bracciali. Un paio di anelli riflettevano la luce attraverso un gioco misterioso.
«Vuoi conoscere il tuo futuro?» gli chiese ad un tratto.
«No, no» rispose rapidamente Rudi. Sentiva di essersi cacciato in una situazione falsa e avrebbe voluto fuggire da quel posto. Ma gli mancavano le forze. All’improvviso disse:
«Vorrei solo comprare un mazzo di carte».
Samanta lo guardò, e subito dopo aprì un cassetto prendendo un astuccio e un manuale.
«Ecco. Queste sono “I Ching”».
«Ok» disse Rudi prendendo lentamente la scatola. «Quanto le devo?».
«Nulla» rispose la ragazza sorridendo. «È un omaggio…».
«Oh, grazie! Dovrò sdebitarmi…».
«Ma no… Non è necessario» soggiunse Samanta.
Quando uscì fuori avvertì un senso di sollievo. Percepì comunque la contraddizione tra i due ambienti: lo studio della cartomante sembrava distaccato dalla realtà concreta, per perdersi in una dimensione di sogno e di magia.
Rientrato in ufficio, depose le carte e il manuale in un cassetto. Dopo un po’, incuriosito prese l’astuccio, estraendole. I disegni erano molto belli. Raffiguravano paesaggi orientali ed animali bizzarri. Iniziò a distribuirle sulla scrivania in maniera casuale. Quale correlazione poteva esserci tra una “configurazione” di quelle carte e il futuro di un singolo individuo? Era semplicemente un’assurdità, e non occorreva essere un genio per capirlo. Tuttavia, incuriosito scostò alcune carte che si erano sovrapposte sulla tastiera del computer, quindi cerò su internet con la parola chiave “i ching”. In un attimo uscì una lunghissima fila di siti web che trattavano tale argomento. La sua attenzione fu attirata dal quarto della lista, poiché riportava il nome Jung.
Ricordava vagamente che Jung era stato un grande psicanalista. “Cosa diavolo c’entra Jung con queste carte?” si chiese. Cliccò sul sito facendo scrollare la pagina.
C.G. Jung formulò il principio di Sincronicità, un principio complementare al principio di causalità.
“Ah, ecco” pensò. “ ‘Causalità’ e non ‘casualità’ ”. Sembrava un banale gioco di parole, ma in realtà c’era una bella differenza. C’era un universo di mezzo. Già, perché il principio di causalità era il ‘building block’ di tutta la scienza. Incidentalmente il compito di quest’ultima consisteva nel ricostruire lo scheletro causale dell’universo. In tale cornice concettuale i processi fenomenici si realizzavano attraverso catene di rapporti causa-effetto.
Era impossibile sbarazzarsi del principio di causalità. Diversamente, il principio di sincronicità sembrava realizzare una qualche comunicazione ‘istantanea’ tra gli eventi che accadevano nell’universo, violando le più note e consolidate leggi fisiche. Era quindi un principio manifestamente antiscientifico.
***
Il giorno seguente si recò nuovamente dalla cartomante. Attese qualche minuto perché era con un cliente. Quando fu il suo turno entrò. Samanta era seduta al tavolino.
«Ciao».
«Ciao» disse Rudi. «Forse ti sembrerà strano, ma vorrei parlarti de I Ching».
Samanta non disse nulla. Nel frattempo Rudi si era seduto al tavolino.
«Non credo a tutto questo» iniziò.
«Lo so».
«Cosa?».
«Che non credi» rispose soavemente Samanta. I suoi capelli sembravano scintillare sotto l’effetto della luce soffusa.
Allora le spiegò ciò che aveva letto su Jung e sulla sincronicità, esponendo le proprie idee al riguardo.
Quando finì, Samanta gli chiese:
«Di cosa ti occupi?».
Rudi avrebbe voluto rispondere: “prova a chiederlo alle carte”. Ma gli sembrò una risposta scortese. E alla fine disse: «sono un matematico, e ultimamente sto lavorando sul problema del continuo. Sai, il concetto di infinito…».
«Se abbattessimo le porte della percezione, ogni cosa ci apparirebbe così com’è, infinita» argomentò Samanta. Dopo un po’ soggiunse: «È un aforisma di William Black, il mio poeta preferito».
Rudi rimase per un attimo senza parole. Samanta riprese:
«Il senso dell’infinito… Così inafferrabile e sfuggente….».
Rimescolò le carte lentamente, dopodichè iniziò a disporle sul tavolo.
Sorrise.
«Ora è meglio che vada» disse Rudi alzandosi.
«Ok. Ti accompagno».
Si ritrovarono l’uno di fronte all’altra. Rudi quasi avvertiva il suo respiro. Si avvicinò lentamente e la baciò. Le sue labbra erano di una dolcezza infinita.
Sensazioni sottili appartenenti ad un universo sconosciuto, si dischiusero in un vortice senza fine. Lentamente si distaccò da lei, perdendosi nei suoi occhi.
Samanta sussurrò: «Allora, com’è l’infinito?».
Passò un istante senza tempo, quindi Rudi rispose:
«È stupendo».



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