Avrebbe voluto rivederla. Ma non sapeva come. Ritornare al negozio con qualche altra scusa era impensabile. Magari un invito a cena… Però non riusciva ad immaginare Samanta in una dimensione, per così dire, mondana. La sua presenza arcana e misteriosa la rendeva infinitamente diversa dalle altre donne che aveva conosciuto nella sua vita. Non che fosse così avanti con gli anni, ne aveva 27, ma l’esperienza non gli mancava. Tuttavia, si trattava di relazioni andate “a vuoto”. Non analizzò mai le ragioni dei propri insuccessi. Per lui, emozioni e sentimenti erano aspetti marginali e accidentali.
Le luci delle città vicine scintillavano quasi all’unisono nel crepuscolo serale, mentre le onde del mare si infrangevano dolcemente sugli scogli.
Attraversò il lungomare per giungere in una piazza alle cui estremità un’ampia scalinata conduceva al quartiere storico della città.
Si diresse in quella direzione, salendo rapidamente le scale. Un insieme di viuzze e vicoli centenari si alternavano componendo uno scenario di altri tempi. Giunse in una piazzetta con una fontanella, dopodichè girò in un vicolo adiacente. La strada era leggermente in salita e portava ad un bivio. Imboccò diverse scalinate percorrendo altri vicoli. Alla fine si trovò in una piazza dove c’era una chiesa con un campanile. La chiesa era in rovina. Si fermò per leggere un cartello, quando con la coda dell’occhio vide una sagoma entrare nel campanile. Era lei, Samanta. Non aveva dubbi. Corse verso l’ingresso del campanile per raggiungerla, imboccando la scalinata di legno. I suoi passi risuonavano tra le antiche mura. Finalmente la vide: era a pochi metri da lui. I capelli ondeggiavano sulle spalle. Giunta al secondo piano, imboccò un angusto corridoio. Rudi rapidamente si diresse in quella direzione, ma non la vide più. Ritornò sui suoi passi, uscendo dal corridoio: Samanta era letteralmente sparita. “Non è possibile” disse dentro di sé. Dopo un attimo di indecisione scese per le scale. All’improvviso la sua attenzione fu attirata da un bagliore di luce che proveniva da un gradino. Guardò in quella direzione: era un anello colore argento. Lo raccolse, vi era raffigurato il simbolo del tao. Apparteneva sicuramente a Samanta. Sorridendo si mise l’anello in tasca. Ora aveva una scusa plausibile per rivederla.
Il giorno dopo si recò al negozio. Samanta appena lo vide sorrise.
«Ieri sera mentre correvi hai perso questo» disse Rudi, mostrandole l’anello.
«Ah, grazie!».
Stava per darglielo e lei quasi l’aveva afferrato…
«Perché sei scappata via?» le chiese Rudi, ritraendo la mano dove aveva l’anello.
Samanta lo guardava fisso senza rispondere. Dopo un attimo.
«Dammelo ti prego…»
Pronunciò quelle parole in modo così dolce e soave, che Rudi rimase senza parole. Guardò l’anello e lei si avvicinò.
«È raffigurato il tao» disse ad un tratto.
Lo prese sfiorando la mano di Rudi, e lentamente lo infilò nell’anulare sinistro. Aveva delle dita affusolate, mentre le unghie erano ricoperte di uno smalto color viola. Guardò la mano alla luce di una lampada; l’anello rifletteva la luce in modo peculiare generando un singolare spettro di colori.
«È bellissimo» disse Rudi. «Soprattutto perché…».
«Perché…» lo spronò Samanta.
«Perché sei tu che lo rendi bellissimo» rispose Rudi, prendendola per mano.
«Sei incantevole, Samanta» riprese, abbracciandola e baciandola. Riassaporò nuovamente quell’infinità di sensazioni della volta precedente. Magiche vibrazioni affioravano dalla profondità di tutto il suo essere. Era come una profonda intuizione che gli permetteva di toccare per mano l’infinito.


