Capitolo 5

Filed Under (Samanta) by admin on 13-03-2009

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«Ciao, vorrei mostrarti una cosa» disse Molly. Era all’ingresso del suo ufficio.
«Ciao, accomodati».
Molly entrò. Posò sulla scrivania un fascio di fogli. Aveva la sua abituale aria di studentessa indaffarata. Ciò la rendeva ancora più graziosa.
«Siediti» disse Rudi, facendo cenno a una sedia. «Ho letto la tua email. Vedo che stai organizzando la conferenza di apertura in modo impeccabile».
«Già» disse Molly arrossendo. «Ho qui con me il tuo saggio dell’anno scorso. Ecco, potresti impostare il discorso di apertura proprio su questa linea».
Rudi ascoltava con attenzione.
«Ad esempio, è molto interessante il brano in cui prendi come esempio l’astrologia, dimostrando che non può essere considerata scienza, poiché non è falsificabile».
«Proprio così», confermò Rudi, aggiustandosi gli occhiali e appoggiandosi allo schienale. «La realtà può solo distruggere una teoria e mai confermarla definitivamente. Detto in soldini, gli astrologi ci mostrano solo i risultati positivi, facendo ben attenzione ad occultare quelli negativi».
«Ottimo» fece Molly. «È proprio su questa linea che vorrei proseguire».

«Hai già fissato la data?».
«Non ancora. Dovrei ricevere una risposta entro oggi; preferirei comunque in un weekend, in modo da invitare il massimo numero di persone».
«Interessante».
«Sai che quando mi impegno…» sorrise Molly.
Rudi assentì, sorridendo.
***
La sala delle conferenze era gremita. Dopo i convenevoli d’apertura la parola toccava a Rudi. Egli non era nuovo a questo tipo di esperienza, anche se aveva sempre tenuto conferenze tra matematici. Questa volta invece, il pubblico era estremamente eterogeneo. C’era addirittura un sacerdote. Molly era stata davvero in gamba ad organizzare un evento di tale portata.
Nei giorni immediatamente precedenti si era preparato a fondo sugli argomenti che intendeva trattare. Iniziò subito lanciando tramite il portatile, una rappresentazione con Power Point. Fece una lunga introduzione sulla filosofia della scienza, e in particolare sul fasificazionismo.
«Se mille esperimenti confermano un’assegnata teoria scientifica, ciò non implica che questa sia “vera”, in un qualche ragionevole senso del termine. Per contro, se un solo esperimento la contraddice, allora la teoria è falsa. Quindi il livello di scientificità di un teoria si misurava dal suo livello di falsificabilità: più una teoria poteva essere sottoposta ad esperimenti in grado di falsificarla, più era da considerarsi scientifica. Ad esempio, la relatività generale e la meccanica quantistica, erano le teorie che più avevano trionfato dal punto di vista della verifica sperimentale».
Continuò su questa linea, asserendo che tutto ciò era inapplicabile all’astrologia e al paranormale.
Fece una leggera pausa, guardando verso la platea. In quel momento vide Samanta. Si, era lei, non c’era alcun dubbio. Era seduta in terza fila, e lo guardava. Guardava proprio lui, Rudi. All’improvviso si sentì come bloccato: era incapace di proseguire. Il pubblico della platea continuava ad osservarlo nell’attesa che riprendesse il discorso interrotto.
«Esistono però alcuni fatti sperimentali che ci inducono a pensare che…»
«… l’universo sia un “tutto organico”. E per paradossale che possa sembrare, ciò esibisce una analogia rimarchevole con alcune idee espresse dal famoso psicanalista Carl Gustav Jung. Idee tra l’altro nate in un contesto molto diverso dal nostro. Mi riferisco ad alcune filosofie dell’estremo oriente, come ad esempio il taoismo. Incidentalmente alcune implicazioni della fisica contemporanea sono in linea con quella corrente di pensiero».
Parò per circa venti minuti di fila. Alla fine si versò dell’acqua nel bicchiere. Quasi simultaneamente uno scroscio di applausi si levò nell’aria. La folla applaudiva all’unisono. Molti gli vennero vicino per congratularsi. Una ragazza gli disse:
«Ho sempre creduto nel paranormale. La sua conferenza è stata stupenda: lei è riuscito ad unificare in maniera mirabile concetti lontanissimi l’uno dall’altro».
Un giornalista si avvicinò:
«L’anno scorso lei ha pubblicato un saggio in cui esprimeva idee che sono l’esatto contrario di quelle esposte oggi. Cos’è che le ha fatto cambiare idea al riguardo?»
Rudi non rispose. Si guardò intorno, cercando Samanta. Ma non c’era… probabilmente era già andata via.
«Rudi».
Si girò: era Roger. Aveva lo sguardo teso.
«Seguimi. Dobbiamo parlare».
Uscirono dalla sala per entrare in una piccola stanza adiacente.
«Ma cosa diavolo ti è saltato in mente?» gli chiese all’improvviso.
«Penso di aver fatto del mio meglio, Roger».
«Ma davvero?»
«Esistono alcuni aspetti della fisica contemporanea che mettono in discussione il paradigma meccanicistico. Prendi ad esempio la fisica quantistica…».
«Avresti dovuto parlarne prima!» sbottò Roger.
«Non mi avresti dato la possibilità» intervenne Rudi. «In ogni caso, non ho fatto accostamenti al paranormale. Quindi se molti hanno tratto delle conclusioni affrettate, non è certo colpa mia».
«Già. Ma ormai la frittata è fatta» replicò Roger.
Nel frattempo Molly era entrata nella stanza. Aveva anche lei il volto teso, e con i suoi occhini guardava fisso Rudi.
«Non riesco a capire» riprese Roger. «L’anno scorso le tue idee erano l’esatto contrario di quelle che hai espresso questa sera. È possibile almeno conoscere le ragioni di tale mutamento?»
«Non l’anno scorso, ma fino a qualche settimana fa…»
Roger e Molly ascoltavano con attenzione.
«Ho conosciuto una ragazza, una… cartomante…»
«Ah, ecco! Abbiamo finalmente scoperto l’arcano…» sbottò ridendo Roger. «C’è una donna di mezzo… e chi avrebbe mai immaginato? Questa storia ora assume un senso: hai perso la testa per quella… cartomante, e stasera hai dato prova del tuo amore. È così?»
«No, no e no!» s’infuriò Rudi. «Le cose non stanno assolutamente in questo modo. Non è un’infatuazione. Siamo amici, l’ho conosciuta per caso… Al tempo stesso mi ha fatto comprendere… Non trovo le parole adatte, ma sento che è così!»
«Rudi» intervenne Molly, che fino a quel momento si era tenuta in disparte. «Ora siamo tutti molto stanchi, e penso non sia il caso di continuare…».
Queste parole ebbero un effetto immediato su Rudi che era visibilmente teso.
«Hai ragione» disse. «Ne discuteremo meglio domani».

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