La mattina seguente i giornali riportarono un resoconto della conferenza tenuta da Rudi. Era scritto a pieni titoli: “Un matematico afferma che alcuni aspetti della fisica contemporanea po-trebbero spiegare molti fenomeni paranormali”.
“Ma che imbecilli!” sbottò dentro di sé Rudi. “Hanno completamente stravolto le mie affermazio-ni”. Avrebbe scritto al direttore del giornale per le opportune rettifiche. Ma – per usare le parole di Roger – ormai la frittata era fatta. Inoltre, quest’ultimo lo evitava sistematicamente, per cui non ci furono approfondimenti come invece aveva suggerito Molly la sera precedente.
Il pomeriggio si recò da Samanta.
«Sei stato molto bravo, ieri sera» disse appena lo vide.
Ma vedendo che Rudi non diceva nulla, riprese:
«Ma cos’è successo? Hai una brutta aria…».
E allora le raccontò tutto quello che era accaduto subito dopo la conferenza.
«Scusami, ma non capisco» argomentò alla fine Samanta. «Cosa avresti detto di sbagliato?»
«È una storia lunga….» sospirò Rudi. «Uno di questi giorni te la racconterò…».
«Dai sediamoci…» sussurrò Samanta, prendendolo per mano.
Si accomodarono su un divano.
«Sono stanco…» disse Rudi, appoggiando la testa su un bracciolo.
Samanta gli tolse delicatamente gli occhiali, accarezzandogli i folti capelli.
«Hai dei bei riccioli».
Rudi sorrise. Avrebbe voluto rimanere con lei per un tempo infinito, assaporando il tepore del suo corpo.
La bellezza del suo volto era incantevole. La delicatezza delle sue forme, stupefacente. La perfe-zione delle sue labbra, inebriante.
«A cosa pensi?» gli chiese ad un tratto Samanta.
«All’infinito di Black» rispose pensieroso Rudi. «La nostra percezione filtra l’infinito, mascheran-dolo. E così, nella realtà fisica ogni cosa ci appare finita e transitoria. Ma se riuscissimo ad elimi-nare il filtro, ogni cosa ci apparirebbe così com’è, infinita. È questo che intendeva Black?»
«Proprio così. È la nostra percezione ad essere limitata».
«Con il problema dell’infinito ci ho sbattuto per anni» riprese Rudi. «Ma solo ed esclusivamente da un punto di vista astratto, matematico. I numeri transifiniti di Cantor, i numeri surreali di Conway… Poi sei arrivata tu… »
Samanta ascoltava con attenzione.
«… e mi è sembrato di aver toccato per mano l’infinito…»
«È una sensazione molto profonda non traducibile a parole» riprese poco dopo. «Deve essere così. Black aveva ragione».
Si avvicinò a Samanta e la baciò dolcemente.
«Le tue labbra sono perfette…»
Samanta arrossì dicendo: «È la prima volta che ricevo un complimento di questo tipo…»
«Davvero?»
«Si. Di solito ricevo complimenti per i capelli, gli occhi….» disse passandosi una mano per la folta chioma che le cadeva ad onde sul viso.
«È strano…. È la prima cosa che salta agli occhi. Le proporzioni delle tue labbra sono armoniose; con le estremità molto sottili. Procedendo verso il centro diventano formose, ma non troppo giu-sto per conferire loro un aspetto più tangibile e concreto» disse Rudi, appoggiando delicatamen-te un dito sulle labbra di Samanta.
«Ecco, è questo il centro di simmetria. Le tue stupende labbra conoscono la perfezione e la bel-lezza delle forme platoniche. Una simmetria assoluta. Una sinergia totale tra sensualità e ro-manticismo».
«Stai facendo una dissertazione teorica sulle mie labbra…» disse ridendo Samanta.
«Esibiscono un dualismo» continuò Rudi. «Una bellezza innocente e romantica contrapposta a una sensualità profonda e selvaggia. A proposito di simmetria, gli antichi greci erano dei profon-di conoscitori delle simmetrie di tipo geometrico.
«Anche il simbolo del tao ha una sua simmetria» aggiunse prendendo la mano di Samanta con l’anello che raffigurava il tao. «Osserva i due archetipi: la loro polarità implica una simmetria di-namica. È comunque una simmetria di geometrico, ma più profonda».
«Ma quando hai approfondito queste nozioni?» gli chiese incuriosita Samanta.
«Da quando ci siamo conosciuti…» Non so, forse le ho sempre avute dentro di me alla stato la-tente…
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