Capitolo 7

Filed Under (Samanta) by admin on 14-11-2009

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Un pomeriggio trovò il negozio chiuso. Sorpreso, si fermò là davanti sperando di trovare un av-viso… Ma non c’era nulla. Sostò circa un minuto, indeciso sul da farsi. Avrebbe voluto chiamarla sul cellulare, ma non aveva un suo recapito. Non conosceva nemmeno il suo indirizzo. Non sa-peva nulla di lei… Sempre così sfuggente, era come se fosse irreale, quasi un sogno. A pochi metri c’era un giornalaio. Entrò, spacciandosi per un cliente di Samanta.
Il giornalaio anziché rispondere fece cenno ai giornali esposti. Rudi lesse il primo che gli capitò a tiro. Il quotidiano riportava a caratteri cubitali: “IL DELITTO DELLA CARTOMANTE”. L’articolo si riferiva ad un omicidio avvenuto una decina di giorni prima. Un uomo era stato strangolato con una calza di seta nel proprio appartamento. Non c’erano segni di lotta e di effrazione, e non era stato rubato nulla. La vittima era un manager piuttosto conosciuto che viveva da solo nel suo lussuoso appartamento.
Era poi emerso che l’uomo – J. Coe – frequentava assiduamente lo studio di una cartomante. Non erano frequentazioni abituali: i due erano amanti. Sul luogo del delitto furono poi trovati oggetti appartenenti alla cartomante. Quest’ultima era una giovane donna estremamente attra-ente, e gli indizi presenti sul luogo del delitto non deponevano certo a suo favore. Ma l’elemento indiziario più schiacciante era costituito dalle tracce della conversazioni telefoniche tra la bella cartomante e la vittima, che dimostravano l’esistenza di una relazione.
Era dunque un delitto passionale consumato brutalmente prima della mezzanotte di un sabato. Dalla prima ispezione del medico legale emerse che la vittima aveva avuto un rapporto sessuale con la donna che l’aveva poi strangolato con le proprie autoreggenti. Tale conclusione era corro-borata da altri indumenti intimi appartenenti alla donna, trovati sparsi nella stanza.
Pur essendosi realizzato attraverso l’impeto della passione, si trattava comunque di un astuto e feroce delitto eseguito con fredda determinazione.
In base alla serie di indizi raccolti nella scena del crimine, Samanta venne arrestata. Rudi com-pletamente stravolto, comprò una copia del giornale e uscì in fretta dal giornalaio. Si diresse quasi di corsa verso la centrale di polizia dove avevano trattenuto Samanta. Nel frattempo la sua mente iniziò a riflettere su questa assurda vicenda, poiché non credeva a una virgola di quanto riportato dai giornali.
Era appena entrato nella centrale, quando la vide. Stava firmando qualcosa, forse un verbale.
«Samanta!»
La ragazza si voltò di scatto. Aveva il viso stanco. Rudi le andò incontro.
«Ho letto sui giornali…» disse abbracciandola.
«È orribile!» sospirò Samanta.
«Ma ora… sei qui…»
«Sono libera, Rudi. Non potevamo trattenermi…»
«Ne sono felice!»
Si diressero a casa di Samanta. Era un appartamento ben arredato che ricordava, sia pur vaga-mente, lo stile esoterico dello studio di cartomanzia.
«Sediamoci, sono sfinita!»
Si accomodarono su un divano. Samanta si tolse le scarpe, appoggiando i piedi affusolati su uno sgabello.
«Ho vissuto in un incubo…» sospirò.
Rudi non disse nulla, anche se aveva voglia di farle un’infinità di domande. Come se gli avesse letto nel pensiero, Samanta iniziò:
«Quel tale…»
«J. Coe?»
«Si. Mi faceva una corte accanita. Da molto tempo… Inizialmente era mio cliente… Era depresso perché la moglie l’aveva lasciato».
«Capisco. Và avanti…»
«Gli feci comprendere che per me lui era solo un cliente… Ma la sua era una vera ossessione. Mi telefonava per i motivi più futili».
«Scusa se ti interrompo» disse Rudi. «Ciò che lascia perplessi è la notevole mole di indizi lasciati dall’assassino. È come se fossero stati “prodotti” di proposito».
«Potrebbe essere questo il motivo per cui mi hanno rilasciata» confermò Samanta. «Ma c’è dell’altro: sembra che ci sia un testimone che mi avrebbe visto…».
«Dove?»
«Nei pressi dell’appartamento di Coe, qualche ora prima del delitto».
«È vero».
«No».
«È allora?»
«Era mia sorella».
«Hai una sorella?»
«Si. Siamo gemelle… Ma non ci frequentiamo. Da molto tempo, oramai».
Rudi ascoltava con attenzione.
«Non vede di buon occhio il mio lavoro» riprese Samanta. «Ed io faccio altrettanto con lei».
«Che lavoro svolge?»
«Si esibisce in un night club. Fa la spogliarellista».
«Capisco. Ma come sapeva di Coe?»
«Non so. Però conosce gli ambienti che frequento».
«Il campanile della chiesa diroccata!» disse ad un tratto Rudi. «Era lei, vero?»
«Si».
«E l’anello?»
«Con quel gesto voleva trasmettere un messaggio… in effetti avevo intuito che c’era qualcosa nell’aria…».
«Potrebbe aver ucciso Coe?» chiese improvvisamente Rudi.
«È mia sorella…. Cosa dovrei rispondere?» disse Samanta mettendosi la testa tra le mani.
«Già. Ma in questo modo i conti tornano».
«Tua sorella… Come si chiama?»
«Vanessa».
«Vanessa va a casa di Coe, il quale pensa di incontrare te, visto che siete gemelle. Vanno a letto insieme e alla fine lei lo strangola con le proprie autoreggenti, dopodichè dimentica – forse volu-tamente – i propri indumenti intimi».
«Sono giunta anch’io alla medesima conclusione» asserì Samanta.
«Ma non quadra» argomentò Rudi, alzandosi e passeggiando nervosamente per il soggiorno.
«Perché?»
«Innanzitutto manca il movente. Per quale ragione tua sorella avrebbe ucciso Coe? A quanto pa-re, gli indizi sono stati lasciati allo scopo di incriminarti… il suo odio arriva a tal punto? È invero-simile… Deve esserci una spiegazione alternativa».
«E allora?»
«Allora nulla…. Non ne ho la più pallida idea. Magari l’ex-moglie di Coe aveva qualche interesse, non trovi? Ma la cosa importante è che ora sei qui….» disse calorosamente Rudi, prendendola per mano.
***
Quando Rudi rientrò a casa era quasi mezzanotte. Aveva un potente mal di testa: era lo stress accumulato nel corso di quella vicenda allucinante. Al tempo stesso, però, si sentiva risollevato: ora Samanta era libera. Ed era questo l’aspetto più importante. Ritornò nel soggiorno, aprì il cassetto dei medicinali per preparare una miscela di aspirina e melatonina, in modo da favorire il sonno.
Sognò. Era nella chiesa diroccata. Subito dopo si ritrovò su una scalinata del campanile dove a-veva inseguito Vanessa. All’improvviso la ragazza apparve da un corridoio adiacente che percor-reva lateralmente il campanile. Indossava un abito scuro con una sciarpa bianca che risaltava sul nero dei capelli. Esibiva una somiglianza assoluta con Samanta. Erano indistinguibili.
«Perché hai scelto lei?»
Rudi non rispose.
Lei si avvicinò. La sua bellezza era totale e sfolgorante, quasi irreale. I capelli le cadevano irre-golarmente sulle spalle, rendendola ancora più seducente. La baciò. Un oceano di sensazioni si dischiuse nelle profondità del suo essere trascinandolo in un vortice infinito di passione. Le ri-cambiò il bacio stringendosi di più a lui. Dopo un intervallo indefinito di tempo si distaccò da lei perdendosi nei suoi occhi. Era troppo bella per essere vera. Si svegliò all’improvviso. Accese la luce guardandosi attorno. Era nella sua camera.
Le sensazioni indotte dal sogno erano così intense da fare sembrare quest’ultimo incredibilmente reale. Dimensioni irreali prendevano forma dalle pieghe del nulla, emergendo nel pieno dell’esistenza.

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