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	<title>La ragazza del bar</title>
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	<description>Bozze di stampa virtuale di un racconto</description>
	<pubDate>Sat, 14 Nov 2009 13:36:53 +0000</pubDate>
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		<title>Capitolo 7</title>
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		<pubDate>Sat, 14 Nov 2009 13:36:53 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[Samanta]]></category>

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		<description><![CDATA[Un pomeriggio trovò il negozio chiuso. Sorpreso, si fermò là davanti sperando di trovare un av-viso… Ma non c’era nulla. Sostò circa un minuto, indeciso sul da farsi. Avrebbe voluto chiamarla sul cellulare, ma non aveva un suo recapito. Non conosceva nemmeno il suo indirizzo. Non sa-peva nulla di lei… Sempre così sfuggente, era come [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p align=justify>Un pomeriggio trovò il negozio chiuso. Sorpreso, si fermò là davanti sperando di trovare un av-viso… Ma non c’era nulla. Sostò circa un minuto, indeciso sul da farsi. Avrebbe voluto chiamarla sul cellulare, ma non aveva un suo recapito. Non conosceva nemmeno il suo indirizzo. Non sa-peva nulla di lei… Sempre così sfuggente, era come se fosse irreale, quasi un sogno. A pochi metri c’era un giornalaio. Entrò, spacciandosi per un cliente di Samanta.<span id="more-228"></span><br />
Il giornalaio anziché rispondere fece cenno ai giornali esposti. Rudi lesse il primo che gli capitò a tiro. Il quotidiano riportava a caratteri cubitali: “IL DELITTO DELLA CARTOMANTE”. L’articolo si riferiva ad un omicidio avvenuto una decina di giorni prima. Un uomo era stato strangolato con una calza di seta nel proprio appartamento. Non c’erano segni di lotta e di effrazione, e non era stato rubato nulla. La vittima era un manager piuttosto conosciuto che viveva da solo nel suo lussuoso appartamento.<br />
Era poi emerso che l’uomo – J. Coe – frequentava assiduamente lo studio di una cartomante. Non erano frequentazioni abituali: i due erano amanti. Sul luogo del delitto furono poi trovati oggetti appartenenti alla cartomante. Quest’ultima era una giovane donna estremamente attra-ente, e gli indizi presenti sul luogo del delitto non deponevano certo a suo favore. Ma l’elemento indiziario più schiacciante era costituito dalle tracce della conversazioni telefoniche tra la bella cartomante e la vittima, che dimostravano l’esistenza di una relazione.<br />
Era dunque un delitto passionale consumato brutalmente prima della mezzanotte di un sabato. Dalla prima ispezione del medico legale emerse che la vittima aveva avuto un rapporto sessuale con la donna che l’aveva poi strangolato con le proprie autoreggenti. Tale conclusione era corro-borata da altri indumenti intimi appartenenti alla donna, trovati sparsi nella stanza.<br />
Pur essendosi realizzato attraverso l’impeto della passione, si trattava comunque di un astuto e feroce delitto eseguito con fredda determinazione.<br />
In base alla serie di indizi raccolti nella scena del crimine, Samanta venne arrestata. Rudi com-pletamente stravolto, comprò una copia del giornale e uscì in fretta dal giornalaio. Si diresse quasi di corsa verso la centrale di polizia dove avevano trattenuto Samanta. Nel frattempo la sua mente iniziò a riflettere su questa assurda vicenda, poiché non credeva a una virgola di quanto riportato dai giornali.<br />
Era appena entrato nella centrale, quando la vide. Stava firmando qualcosa, forse un verbale.<br />
«Samanta!»<br />
La ragazza si voltò di scatto. Aveva il viso stanco. Rudi le andò incontro.<br />
«Ho letto sui giornali…» disse abbracciandola.<br />
«È orribile!» sospirò Samanta.<br />
«Ma ora… sei qui…»<br />
«Sono libera, Rudi. Non potevamo trattenermi…»<br />
«Ne sono felice!»<br />
Si diressero a casa di Samanta. Era un appartamento ben arredato che ricordava, sia pur vaga-mente, lo stile esoterico dello studio di cartomanzia.<br />
«Sediamoci, sono sfinita!»<br />
Si accomodarono su un divano. Samanta si tolse le scarpe, appoggiando i piedi affusolati su uno sgabello.<br />
«Ho vissuto in un incubo…» sospirò.<br />
Rudi non disse nulla, anche se aveva voglia di farle un’infinità di domande. Come se gli avesse letto nel pensiero, Samanta iniziò:<br />
«Quel tale…»<br />
«J. Coe?»<br />
«Si. Mi faceva una corte accanita. Da molto tempo… Inizialmente era mio cliente… Era depresso perché la moglie l’aveva lasciato».<br />
«Capisco. Và avanti…»<br />
«Gli feci comprendere che per me lui era solo un cliente… Ma la sua era una vera ossessione. Mi telefonava per i motivi più futili».<br />
«Scusa se ti interrompo» disse Rudi. «Ciò che lascia perplessi è la notevole mole di indizi lasciati dall’assassino. È come se fossero stati “prodotti” di proposito».<br />
«Potrebbe essere questo il motivo per cui mi hanno rilasciata» confermò Samanta. «Ma c’è dell’altro: sembra che ci sia un testimone che mi avrebbe visto&#8230;».<br />
«Dove?»<br />
«Nei pressi dell’appartamento di Coe, qualche ora prima del delitto».<br />
«È vero».<br />
«No».<br />
«È allora?»<br />
«Era mia sorella».<br />
«Hai una sorella?»<br />
«Si. Siamo gemelle… Ma non ci frequentiamo. Da molto tempo, oramai».<br />
Rudi ascoltava con attenzione.<br />
«Non vede di buon occhio il mio lavoro» riprese Samanta. «Ed io faccio altrettanto con lei».<br />
«Che lavoro svolge?»<br />
«Si esibisce in un night club. Fa la spogliarellista».<br />
«Capisco. Ma come sapeva di Coe?»<br />
«Non so. Però conosce gli ambienti che frequento».<br />
«Il campanile della chiesa diroccata!» disse ad un tratto Rudi. «Era lei, vero?»<br />
«Si».<br />
«E l’anello?»<br />
«Con quel gesto voleva trasmettere un messaggio… in effetti avevo intuito che c’era qualcosa nell’aria…».<br />
«Potrebbe aver ucciso Coe?» chiese improvvisamente Rudi.<br />
«È mia sorella…. Cosa dovrei rispondere?» disse Samanta mettendosi la testa tra le mani.<br />
«Già. Ma in questo modo i conti tornano».<br />
«Tua sorella… Come si chiama?»<br />
«Vanessa».<br />
«Vanessa va a casa di Coe, il quale pensa di incontrare te, visto che siete gemelle. Vanno a letto insieme e alla fine lei lo strangola con le proprie autoreggenti, dopodichè dimentica – forse volu-tamente – i propri indumenti intimi».<br />
«Sono giunta anch’io alla medesima conclusione» asserì Samanta.<br />
«Ma non quadra» argomentò Rudi, alzandosi e passeggiando nervosamente per il soggiorno.<br />
«Perché?»<br />
«Innanzitutto manca il movente. Per quale ragione tua sorella avrebbe ucciso Coe? A quanto pa-re, gli indizi sono stati lasciati allo scopo di incriminarti… il suo odio arriva a tal punto? È invero-simile… Deve esserci una spiegazione alternativa».<br />
«E allora?»<br />
«Allora nulla…. Non ne ho la più pallida idea. Magari l’ex-moglie di Coe aveva qualche interesse, non trovi? Ma la cosa importante è che ora sei qui….» disse calorosamente Rudi, prendendola per mano.<br />
***<br />
Quando Rudi rientrò a casa era quasi mezzanotte. Aveva un potente mal di testa: era lo stress accumulato nel corso di quella vicenda allucinante. Al tempo stesso, però, si sentiva risollevato: ora Samanta era libera. Ed era questo l’aspetto più importante. Ritornò nel soggiorno, aprì il cassetto dei medicinali per preparare una miscela di aspirina e melatonina, in modo da favorire il sonno.<br />
Sognò. Era nella chiesa diroccata. Subito dopo si ritrovò su una scalinata del campanile dove a-veva inseguito Vanessa. All’improvviso la ragazza apparve da un corridoio adiacente che percor-reva lateralmente il campanile. Indossava un abito scuro con una sciarpa bianca che risaltava sul nero dei capelli. Esibiva una somiglianza assoluta con Samanta. Erano indistinguibili.<br />
«Perché hai scelto lei?»<br />
Rudi non rispose.<br />
Lei si avvicinò. La sua bellezza era totale e sfolgorante, quasi irreale. I capelli le cadevano irre-golarmente sulle spalle, rendendola ancora più seducente. La baciò. Un oceano di sensazioni si dischiuse nelle profondità del suo essere trascinandolo in un vortice infinito di passione. Le ri-cambiò il bacio stringendosi di più a lui. Dopo un intervallo indefinito di tempo si distaccò da lei perdendosi nei suoi occhi. Era troppo bella per essere vera. Si svegliò all’improvviso. Accese la luce guardandosi attorno. Era nella sua camera.<br />
Le sensazioni indotte dal sogno erano così intense da fare sembrare quest’ultimo incredibilmente reale. Dimensioni irreali prendevano forma dalle pieghe del nulla, emergendo nel pieno dell’esistenza. </p>
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		<title>Capitolo 6</title>
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		<pubDate>Fri, 06 Nov 2009 11:53:52 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
		
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		<description><![CDATA[La mattina seguente i giornali riportarono un resoconto della conferenza tenuta da Rudi. Era scritto a pieni titoli: “Un matematico afferma che alcuni aspetti della fisica contemporanea po-trebbero spiegare molti fenomeni paranormali”.
“Ma che imbecilli!” sbottò dentro di sé Rudi. “Hanno completamente stravolto le mie affermazio-ni”. Avrebbe scritto al direttore del giornale per le opportune rettifiche. [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>La mattina seguente i giornali riportarono un resoconto della conferenza tenuta da Rudi. Era scritto a pieni titoli: “Un matematico afferma che alcuni aspetti della fisica contemporanea po-trebbero spiegare molti fenomeni paranormali”.<br />
“Ma che imbecilli!” sbottò dentro di sé Rudi. “Hanno completamente stravolto le mie affermazio-ni”. Avrebbe scritto al direttore del giornale per le opportune rettifiche. Ma – per usare le parole di Roger – ormai la frittata era fatta. Inoltre, quest’ultimo lo evitava sistematicamente, per cui non ci furono approfondimenti come invece aveva suggerito Molly la sera precedente.<br />
Il pomeriggio si recò da Samanta.<br />
<span id="more-226"></span><br />
«Sei stato molto bravo, ieri sera» disse appena lo vide.<br />
Ma vedendo che Rudi non diceva nulla, riprese:<br />
«Ma cos’è successo? Hai una brutta aria…».<br />
E allora le raccontò tutto quello che era accaduto subito dopo la conferenza.<br />
«Scusami, ma non capisco» argomentò alla fine Samanta. «Cosa avresti detto di sbagliato?»<br />
«È una storia lunga….» sospirò Rudi. «Uno di questi giorni te la racconterò…».<br />
«Dai sediamoci…» sussurrò Samanta, prendendolo per mano.<br />
Si accomodarono su un divano.<br />
«Sono stanco…» disse Rudi, appoggiando la testa su un bracciolo.<br />
Samanta gli tolse delicatamente gli occhiali, accarezzandogli i folti capelli.<br />
«Hai dei bei riccioli».<br />
Rudi sorrise. Avrebbe voluto rimanere con lei per un tempo infinito, assaporando il tepore del suo corpo.<br />
La bellezza del suo volto era incantevole. La delicatezza delle sue forme, stupefacente. La perfe-zione delle sue labbra, inebriante.<br />
«A cosa pensi?» gli chiese ad un tratto Samanta.<br />
«All’infinito di Black» rispose pensieroso Rudi. «La nostra percezione filtra l’infinito, mascheran-dolo. E così, nella realtà fisica ogni cosa ci appare finita e transitoria. Ma se riuscissimo ad elimi-nare il filtro, ogni cosa ci apparirebbe così com’è, infinita. È questo che intendeva Black?»<br />
«Proprio così. È la nostra percezione ad essere limitata».<br />
«Con il problema dell’infinito ci ho sbattuto per anni» riprese Rudi. «Ma solo ed esclusivamente da un punto di vista astratto, matematico. I numeri transifiniti di Cantor, i numeri surreali di Conway… Poi sei arrivata tu… »<br />
Samanta ascoltava con attenzione.<br />
«… e mi è sembrato di aver toccato per mano l’infinito…»<br />
«È una sensazione molto profonda non traducibile a parole» riprese poco dopo. «Deve essere così. Black aveva ragione».<br />
Si avvicinò a Samanta e la baciò dolcemente.<br />
«Le tue labbra sono perfette…»<br />
Samanta arrossì dicendo: «È la prima volta che ricevo un complimento di questo tipo…»<br />
«Davvero?»<br />
«Si. Di solito ricevo complimenti per i capelli, gli occhi….» disse passandosi una mano per la folta chioma che le cadeva ad onde sul viso.<br />
«È strano…. È la prima cosa che salta agli occhi. Le proporzioni delle tue labbra sono armoniose; con le estremità molto sottili. Procedendo verso il centro diventano formose, ma non troppo giu-sto per conferire loro un aspetto più tangibile e concreto» disse Rudi, appoggiando delicatamen-te un dito sulle labbra di Samanta.<br />
«Ecco, è questo il centro di simmetria. Le tue stupende labbra conoscono la perfezione e la bel-lezza delle forme platoniche. Una simmetria assoluta. Una sinergia totale tra sensualità e ro-manticismo».<br />
«Stai facendo una dissertazione teorica sulle mie labbra…» disse ridendo Samanta.<br />
«Esibiscono un dualismo» continuò Rudi. «Una bellezza innocente e romantica contrapposta a una sensualità profonda e selvaggia. A proposito di simmetria, gli antichi greci erano dei profon-di conoscitori delle simmetrie di tipo geometrico.<br />
«Anche il simbolo del tao ha una sua simmetria» aggiunse prendendo la mano di Samanta con l’anello che raffigurava il tao. «Osserva i due archetipi: la loro polarità implica una simmetria di-namica. È comunque una simmetria di geometrico, ma più profonda».<br />
«Ma quando hai approfondito queste nozioni?» gli chiese incuriosita Samanta.<br />
«Da quando ci siamo conosciuti…» Non so, forse le ho sempre avute dentro di me alla stato la-tente…</p>
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		<title>Capitolo 5</title>
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		<pubDate>Fri, 13 Mar 2009 14:29:13 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[Samanta]]></category>

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		<description><![CDATA[«Ciao, vorrei mostrarti una cosa» disse Molly. Era all’ingresso del suo ufficio.
«Ciao, accomodati».
Molly entrò. Posò sulla scrivania un fascio di fogli. Aveva la sua abituale aria di studentessa indaffarata. Ciò la rendeva ancora più graziosa.
«Siediti» disse Rudi, facendo cenno a una sedia. «Ho letto la tua email. Vedo che stai organizzando la conferenza di apertura [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p align=justify>«Ciao, vorrei mostrarti una cosa» disse Molly. Era all’ingresso del suo ufficio.<br />
«Ciao, accomodati».<br />
Molly entrò. Posò sulla scrivania un fascio di fogli. Aveva la sua abituale aria di studentessa indaffarata. Ciò la rendeva ancora più graziosa.<br />
«Siediti» disse Rudi, facendo cenno a una sedia. «Ho letto la tua email. Vedo che stai organizzando la conferenza di apertura in modo impeccabile».<br />
«Già» disse Molly arrossendo. «Ho qui con me il tuo saggio dell’anno scorso. Ecco, potresti impostare il discorso di apertura proprio su questa linea».<br />
Rudi ascoltava con attenzione.<br />
«Ad esempio, è molto interessante il brano in cui prendi come esempio l’astrologia, dimostrando che non può essere considerata scienza, poiché non è falsificabile».<br />
«Proprio così», confermò Rudi, aggiustandosi gli occhiali e appoggiandosi allo schienale. «La realtà può solo distruggere una teoria e mai confermarla definitivamente. Detto in soldini, gli astrologi ci mostrano solo i risultati positivi, facendo ben attenzione ad occultare quelli negativi».<br />
«Ottimo» fece Molly. «È proprio su questa linea che vorrei proseguire».<span id="more-224"></span>
<p align=justify>
«Hai già fissato la data?».<br />
«Non ancora. Dovrei ricevere una risposta entro oggi; preferirei comunque in un weekend, in modo da invitare il massimo numero di persone».<br />
«Interessante».<br />
«Sai che quando mi impegno…» sorrise Molly.<br />
Rudi assentì, sorridendo.<br />
***<br />
La sala delle conferenze era gremita. Dopo i convenevoli d’apertura la parola toccava a Rudi. Egli non era nuovo a questo tipo di esperienza, anche se aveva sempre tenuto conferenze tra matematici. Questa volta invece, il pubblico era estremamente eterogeneo. C’era addirittura un sacerdote. Molly era stata davvero in gamba ad organizzare un evento di tale portata.<br />
Nei giorni immediatamente precedenti si era preparato a fondo sugli argomenti che intendeva trattare. Iniziò subito lanciando tramite il portatile, una rappresentazione con Power Point. Fece una lunga introduzione sulla filosofia della scienza, e in particolare sul fasificazionismo.<br />
«Se mille esperimenti confermano un’assegnata teoria scientifica, ciò non implica che questa sia “vera”, in un qualche ragionevole senso del termine. Per contro, se un solo esperimento la contraddice, allora la teoria è falsa. Quindi il livello di scientificità di un teoria si misurava dal suo livello di falsificabilità: più una teoria poteva essere sottoposta ad esperimenti in grado di falsificarla, più era da considerarsi scientifica. Ad esempio, la relatività generale e la meccanica quantistica, erano le teorie che più avevano trionfato dal punto di vista della verifica sperimentale».<br />
Continuò su questa linea, asserendo che tutto ciò era inapplicabile all’astrologia e al paranormale.<br />
Fece una leggera pausa, guardando verso la platea. In quel momento vide Samanta. Si, era lei, non c’era alcun dubbio. Era seduta in terza fila, e lo guardava. Guardava proprio lui, Rudi. All’improvviso si sentì come bloccato: era incapace di proseguire. Il pubblico della platea continuava ad osservarlo nell’attesa che riprendesse il discorso interrotto.<br />
«Esistono però alcuni fatti sperimentali che ci inducono a pensare che…»<br />
«… l’universo sia un “tutto organico”. E per paradossale che possa sembrare, ciò esibisce una analogia rimarchevole con alcune idee espresse dal famoso psicanalista Carl Gustav Jung. Idee tra l’altro nate in un contesto molto diverso dal nostro. Mi riferisco ad alcune filosofie dell’estremo oriente, come ad esempio il taoismo. Incidentalmente alcune implicazioni della fisica contemporanea sono in linea con quella corrente di pensiero».<br />
Parò per circa venti minuti di fila. Alla fine si versò dell’acqua nel bicchiere. Quasi simultaneamente uno scroscio di applausi si levò nell’aria. La folla applaudiva all’unisono. Molti gli vennero vicino per congratularsi. Una ragazza gli disse:<br />
«Ho sempre creduto nel paranormale. La sua conferenza è stata stupenda: lei è riuscito ad unificare in maniera mirabile concetti lontanissimi l’uno dall’altro».<br />
Un giornalista si avvicinò:<br />
«L’anno scorso lei ha pubblicato un saggio in cui esprimeva idee che sono l’esatto contrario di quelle esposte oggi. Cos’è che le ha fatto cambiare idea al riguardo?»<br />
Rudi non rispose. Si guardò intorno, cercando Samanta. Ma non c’era… probabilmente era già andata via.<br />
«Rudi».<br />
Si girò: era Roger. Aveva lo sguardo teso.<br />
«Seguimi. Dobbiamo parlare».<br />
Uscirono dalla sala per entrare in una piccola stanza adiacente.<br />
«Ma cosa diavolo ti è saltato in mente?» gli chiese all’improvviso.<br />
«Penso di aver fatto del mio meglio, Roger».<br />
«Ma davvero?»<br />
«Esistono alcuni aspetti della fisica contemporanea che mettono in discussione il paradigma meccanicistico. Prendi ad esempio la fisica quantistica…».<br />
«Avresti dovuto parlarne prima!» sbottò Roger.<br />
«Non mi avresti dato la possibilità» intervenne Rudi. «In ogni caso, non ho fatto accostamenti al paranormale. Quindi se molti hanno tratto delle conclusioni affrettate, non è certo colpa mia».<br />
«Già. Ma ormai la frittata è fatta» replicò Roger.<br />
Nel frattempo Molly era entrata nella stanza. Aveva anche lei il volto teso, e con i suoi occhini guardava fisso Rudi.<br />
«Non riesco a capire» riprese Roger. «L’anno scorso le tue idee erano l’esatto contrario  di quelle che hai espresso questa sera. È possibile almeno conoscere le ragioni di tale mutamento?»<br />
«Non l’anno scorso, ma fino a qualche settimana fa…»<br />
Roger e Molly ascoltavano con attenzione.<br />
«Ho conosciuto una ragazza, una… cartomante…»<br />
«Ah, ecco! Abbiamo finalmente scoperto l’arcano…» sbottò ridendo Roger. «C’è una donna di mezzo… e chi avrebbe mai immaginato? Questa storia ora assume un senso: hai perso la testa per quella… cartomante, e stasera hai dato prova del tuo amore. È così?»<br />
«No, no e no!» s’infuriò Rudi. «Le cose non stanno assolutamente in questo modo. Non è un’infatuazione. Siamo amici, l’ho conosciuta per caso… Al tempo stesso mi ha fatto comprendere… Non trovo le parole adatte, ma sento che è così!»<br />
«Rudi» intervenne Molly, che fino a quel momento si era tenuta in disparte. «Ora siamo tutti molto stanchi, e penso non sia il caso di continuare…».<br />
Queste parole ebbero un effetto immediato su Rudi che era visibilmente teso.<br />
«Hai ragione» disse. «Ne discuteremo meglio domani».</p>
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		<title>Capitolo 4</title>
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		<pubDate>Wed, 18 Feb 2009 22:09:45 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
		
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		<description><![CDATA[«Davvero ottima questa cena, Molly» disse Rudi. Era stato invitato a cena a casa di Roger.
«Grazie, Rudi. Considera che ho consultato diverse guide, prima di mettermi al lavoro».
«Mia moglie è sempre modesta» disse ridendo Roger. Erano sposati da circa un anno. Molly era una collega: si erano conosciuti al dipartimento. Era particolarmente graziosa, con i [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p align=justify>«Davvero ottima questa cena, Molly» disse Rudi. Era stato invitato a cena a casa di Roger.<br />
«Grazie, Rudi. Considera che ho consultato diverse guide, prima di mettermi al lavoro».<br />
«Mia moglie è sempre modesta» disse ridendo Roger. Erano sposati da circa un anno. Molly era una collega: si erano conosciuti al dipartimento. Era particolarmente graziosa, con i capelli castani tagliati corti che le davano un aspetto da adolescente.<br />
«A proposito, Rudi» disse ad un tratto Molly. «Stiamo cercando di mettere su un’associazione finalizzata alla diffusione della cultura scientifica. Vorresti darci una mano?».<br />
«Volentieri» assentì Rudi. «Di cosa si tratta, di preciso?».<span id="more-221"></span>
<p align=justify>
«Siamo seriamente preoccupati per la diffusione del paranormale. Ma non solo, prendi ad esempio l’astrologia e la cartomanzia: in questi ultimi anni si è verificata una crescita esponenziale. Tutto ciò è profondamente diseducativo, soprattutto per le nuove generazioni».<br />
«Ci sono più maghi e cartomanti in questa città…» intervenne Roger.<br />
Rudi sussultò un attimo. Subito dopo si riprese: «Ho capito. Temo però di non essere competente in questo campo…».<br />
«Scherzi?» disse meravigliata Molly. «L’anno scorso hai pubblicato un saggio molto interessante al riguardo, trattando il problema nel paradigma del fasificazionismo di Karl Popper».<br />
Rudi non rispose. Per una attimo penso a Samanta…. Si versò del vino e alla fine disse:<br />
«Ok, cercherò di contribuire al vostro progetto».<br />
«Sapevo che avresti accettato» esultò Molly.<br />
<center>***</center>
<p align=justify>
L’eterea nozione di infinito. Nella realtà non aveva senso riferirsi all’infinito: ogni cosa era mutevole e transitoria. Ma anche in ambito matematico, tale nozione era sfuggente. Incidentalmente, prima della formulazione del cosiddetto “problema del continuo”, l’esistenza dell’infinito era di tipo “potenziale”. Banalmente, preso un qualunque numero intero ad esempio 3, aggiungendo una unità si otteneva 4. Il procedimento poteva poi essere applicato al 4, ottenendo 5, e così via all’“infinito”. Era dunque il procedimento ad essere infinito, in quanto generava numeri interi arbitrariamente grandi, ma finiti.<br />
L’infinito veniva indicato con il simbolo dell’otto capovolto (oo), ma si trattava di un simbolo convenzionale e non di un numero, e rappresentava qualcosa maggiore di un qualunque numero intero (o reale).<br />
L’introduzione di un simbolo – sia pure convenzionale – per rappresentare l’infinito, rendeva quest’ultimo più maneggevole. Così ad esempio, l’insieme degli interi naturali poteva essere rappresentato come: {0, 1, 2,…, oo}.<br />
L’infinito aveva un suo fascino. Pur non esistendo nel mondo fisico, la nostra mente era comunque in grado di catturarlo. Ripensò alle sensazioni provate quando baciò Samanta per la prima volta, e alla domanda che gli pose subito dopo sulla natura dell’infinito. Il nesso tra le due cose gli sfuggiva, ma al tempo stesso sentiva che ci doveva essere un qualche collegamento.  </p>
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		<title>Capitolo 3</title>
		<link>http://www.laragazzadelbar.com/2009/02/13/capitolo-3-2/</link>
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		<pubDate>Fri, 13 Feb 2009 20:48:59 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[Samanta]]></category>

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		<description><![CDATA[Avrebbe voluto rivederla. Ma non sapeva come. Ritornare al negozio con qualche altra scusa era impensabile. Magari un invito a cena… Però non riusciva ad immaginare Samanta in una dimensione, per così dire, mondana. La sua presenza arcana e misteriosa la rendeva infinitamente diversa dalle altre donne che aveva conosciuto nella sua vita. Non che [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p align=justify>Avrebbe voluto rivederla. Ma non sapeva come. Ritornare al negozio con qualche altra scusa era impensabile. Magari un invito a cena… Però non riusciva ad immaginare Samanta in una dimensione, per così dire, mondana. La sua presenza arcana e misteriosa la rendeva infinitamente diversa dalle altre donne che aveva conosciuto nella sua vita. Non che fosse così avanti con gli anni, ne aveva 27, ma l’esperienza non gli mancava. Tuttavia, si trattava di relazioni andate “a vuoto”. Non analizzò mai le ragioni dei propri insuccessi. Per lui, emozioni e sentimenti erano aspetti marginali e accidentali.<br />
<center>***</center>
<p align=justify>
Le luci delle città vicine scintillavano quasi all’unisono nel crepuscolo serale, mentre le onde del mare si infrangevano dolcemente sugli scogli.<br />
Attraversò il lungomare per giungere in una piazza alle cui estremità un’ampia scalinata conduceva al quartiere storico della città. <span id="more-218"></span>
<p align=justify>Si diresse in quella direzione, salendo rapidamente le scale. Un insieme di viuzze e vicoli centenari si alternavano componendo uno scenario di altri tempi. Giunse in una piazzetta con una fontanella, dopodichè girò in un vicolo adiacente. La strada era leggermente in salita e portava ad un bivio. Imboccò diverse scalinate percorrendo altri vicoli. Alla fine si trovò in una piazza dove c’era una chiesa con un campanile. La chiesa era in rovina. Si fermò per leggere un cartello, quando con la coda dell’occhio vide una sagoma entrare nel campanile. Era lei, Samanta. Non aveva dubbi. Corse verso l’ingresso del campanile per raggiungerla, imboccando la scalinata di legno. I suoi passi risuonavano tra le antiche mura. Finalmente la vide: era a pochi metri da lui. I capelli ondeggiavano sulle spalle. Giunta al secondo piano, imboccò un angusto corridoio. Rudi rapidamente si diresse in quella direzione, ma non la vide più. Ritornò sui suoi passi, uscendo dal corridoio: Samanta era letteralmente sparita. “Non è possibile” disse dentro di sé. Dopo un attimo di indecisione scese per le scale. All’improvviso la sua attenzione fu attirata da un bagliore di luce che proveniva da un gradino. Guardò in quella direzione: era un anello colore argento. Lo raccolse, vi era raffigurato il simbolo del tao. Apparteneva sicuramente a Samanta. Sorridendo si mise l’anello in tasca. Ora aveva una scusa plausibile per rivederla.<br />
<center>***</center>
<p align=justify>
Il giorno dopo si recò al negozio. Samanta appena lo vide sorrise.<br />
«Ieri sera mentre correvi hai perso questo» disse Rudi, mostrandole l’anello.<br />
«Ah, grazie!».<br />
Stava per darglielo e lei quasi l’aveva afferrato…<br />
«Perché sei scappata via?» le chiese Rudi, ritraendo la mano dove aveva l’anello.<br />
Samanta lo guardava fisso senza rispondere. Dopo un attimo.<br />
«Dammelo ti prego…»<br />
Pronunciò quelle parole in modo così dolce e soave, che Rudi rimase senza parole. Guardò l’anello e lei si avvicinò.<br />
«È raffigurato il tao» disse ad un tratto.<br />
Lo prese sfiorando la mano di Rudi, e lentamente lo infilò nell’anulare sinistro. Aveva delle dita affusolate, mentre le unghie erano ricoperte di uno smalto color viola. Guardò la mano alla luce di una lampada; l’anello rifletteva la luce in modo peculiare generando un singolare spettro di colori.<br />
«È bellissimo» disse Rudi. «Soprattutto perché…».<br />
«Perché…» lo spronò Samanta.<br />
«Perché sei tu che lo rendi bellissimo» rispose Rudi, prendendola per mano.<br />
«Sei incantevole, Samanta» riprese, abbracciandola e baciandola. Riassaporò nuovamente quell’infinità di sensazioni della volta precedente. Magiche vibrazioni affioravano dalla profondità di tutto il suo essere. Era come una profonda intuizione che gli permetteva di toccare per mano l’infinito.</p>
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		<title>Capitolo 2</title>
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		<pubDate>Mon, 09 Feb 2009 21:45:57 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[Samanta]]></category>

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		<description><![CDATA[Entrò nel negozio, chiudendo lentamente la porta dietro di sé. Nell’aria c’era un odore molto forte, simile all’incenso. Gli sembrava di essere entrato in una dimensione sconosciuta.
La ragazza stava sistemando dei libri su uno scaffale. Si volse e lo guardò. Non sembrava sorpresa di vederlo.
«Ciao».
Rudi non rispose subito. Si guardò intorno: la stanza era arredata [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p align=justify>Entrò nel negozio, chiudendo lentamente la porta dietro di sé. Nell’aria c’era un odore molto forte, simile all’incenso. Gli sembrava di essere entrato in una dimensione sconosciuta.<br />
La ragazza stava sistemando dei libri su uno scaffale. Si volse e lo guardò. Non sembrava sorpresa di vederlo.<br />
«Ciao».<br />
Rudi non rispose subito. Si guardò intorno: la stanza era arredata in maniera, per così dire, esoterica. Una luce diffusa proveniva da una serie di lampade opportunamente disposte lungo le pareti. C’era un tavolo rotondo in posizione asimmetrica rispetto al centro della stanza. Un mazzo di carte era distribuito sul tavolo.<br />
«Ero passato per…».<br />
Non riusciva a trovare le parole. La tensione nervosa era notevole, e aveva la fronte madida di sudore.<br />
«Siediti» disse Samanta.<br />
Si accomodarono entrambi al tavolo delle carte. Con fare disinvolto la ragazza raccolse le carte. Le sue agili dita le facevano scorrere in modo fluido e armonioso. Aveva i polsi adorni di bracciali. Un paio di anelli riflettevano la luce attraverso un gioco misterioso.<span id="more-216"></span>
<p align=justify>
«Vuoi conoscere il tuo futuro?» gli chiese ad un tratto.<br />
«No, no» rispose rapidamente Rudi. Sentiva di essersi cacciato in una situazione falsa e avrebbe voluto fuggire da quel posto. Ma gli mancavano le forze. All’improvviso disse:<br />
«Vorrei solo comprare un mazzo di carte».<br />
Samanta lo guardò, e subito dopo aprì un cassetto prendendo un astuccio e un manuale.<br />
«Ecco. Queste sono “I Ching”».<br />
«Ok» disse Rudi prendendo lentamente la scatola. «Quanto le devo?».<br />
«Nulla» rispose la ragazza sorridendo. «È un omaggio…».<br />
«Oh, grazie! Dovrò sdebitarmi…».<br />
«Ma no… Non è necessario» soggiunse Samanta.<br />
Quando uscì fuori avvertì un senso di sollievo. Percepì comunque la contraddizione tra i due ambienti: lo studio della cartomante sembrava distaccato dalla realtà concreta, per perdersi in una dimensione di sogno e di magia.<br />
Rientrato in ufficio, depose le carte e il manuale in un cassetto. Dopo un po’, incuriosito prese l’astuccio, estraendole. I disegni erano molto belli. Raffiguravano paesaggi orientali ed animali bizzarri. Iniziò a distribuirle sulla scrivania in maniera casuale. Quale correlazione poteva esserci tra una “configurazione” di quelle carte e il futuro di un singolo individuo? Era semplicemente un’assurdità, e non occorreva essere un genio per capirlo. Tuttavia, incuriosito scostò alcune carte che si erano sovrapposte sulla tastiera del computer, quindi cerò su internet con la parola chiave “i ching”. In un attimo uscì una lunghissima fila di siti web che trattavano tale argomento. La sua attenzione fu attirata dal quarto della lista, poiché riportava il nome Jung.<br />
Ricordava vagamente che Jung era stato un grande psicanalista. “Cosa diavolo c’entra Jung con queste carte?” si chiese. Cliccò sul sito facendo scrollare la pagina.<br />
C.G. Jung formulò il principio di Sincronicità, un principio complementare al principio di causalità.<br />
“Ah, ecco” pensò. “ ‘Causalità’ e non ‘casualità’ ”. Sembrava un banale gioco di parole, ma in realtà c’era una bella differenza. C’era un universo di mezzo. Già, perché il principio di causalità era il ‘building block’ di tutta la scienza. Incidentalmente il compito di quest’ultima consisteva nel ricostruire lo scheletro causale dell’universo. In tale cornice concettuale i processi fenomenici si realizzavano attraverso catene di rapporti causa-effetto.<br />
Era impossibile sbarazzarsi del principio di causalità. Diversamente, il principio di sincronicità sembrava realizzare una qualche comunicazione ‘istantanea’ tra gli eventi che accadevano nell’universo, violando le più note e consolidate leggi fisiche. Era quindi un principio manifestamente antiscientifico.<br />
***<br />
Il giorno seguente si recò nuovamente dalla cartomante. Attese qualche minuto perché era con un cliente. Quando fu il suo turno entrò. Samanta era seduta al tavolino.<br />
«Ciao».<br />
«Ciao» disse Rudi. «Forse ti sembrerà strano, ma vorrei parlarti de I Ching».<br />
Samanta non disse nulla. Nel frattempo Rudi si era seduto al tavolino.<br />
«Non credo a tutto questo» iniziò.<br />
«Lo so».<br />
«Cosa?».<br />
«Che non credi» rispose soavemente Samanta. I suoi capelli sembravano scintillare sotto l’effetto della luce soffusa.<br />
Allora le spiegò ciò che aveva letto su Jung e sulla sincronicità, esponendo le proprie idee al riguardo.<br />
Quando finì, Samanta gli chiese:<br />
«Di cosa ti occupi?».<br />
Rudi avrebbe voluto rispondere: “prova a chiederlo alle carte”. Ma gli sembrò una risposta scortese. E alla fine disse: «sono un matematico, e ultimamente sto lavorando sul problema del continuo. Sai, il concetto di infinito…».<br />
«Se abbattessimo le porte della percezione, ogni cosa ci apparirebbe così com’è, infinita» argomentò Samanta. Dopo un po’ soggiunse: «È un aforisma di William Black, il mio poeta preferito».</p>
<p>Rudi rimase per un attimo senza parole. Samanta riprese:<br />
«Il senso dell’infinito… Così inafferrabile e sfuggente….».<br />
Rimescolò le carte lentamente, dopodichè iniziò a disporle sul tavolo.<br />
Sorrise.<br />
«Ora è meglio che vada» disse Rudi alzandosi.<br />
«Ok. Ti accompagno».<br />
Si ritrovarono l’uno di fronte all’altra. Rudi quasi avvertiva il suo respiro. Si avvicinò lentamente e la baciò. Le sue labbra erano di una dolcezza infinita.<br />
Sensazioni sottili appartenenti ad un universo sconosciuto, si dischiusero in un vortice senza fine. Lentamente si distaccò da lei, perdendosi nei suoi occhi.<br />
Samanta sussurrò: «Allora, com’è l’infinito?».<br />
Passò un istante senza tempo, quindi Rudi rispose:<br />
«È stupendo».</p>
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		<title>Capitolo 1</title>
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		<pubDate>Sun, 01 Feb 2009 22:31:03 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[Samanta]]></category>

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		<description><![CDATA[Guardò l’orologio per la ventesima volta: erano le 19.55. Le strade erano quasi deserte, nonostante che in quei giorni il tempo fosse straordinariamente mite. Annoiato per la lunga attesa, decise di andarsene.
Stava per prendere lo zaino, quando giunse un messaggio sul cellulare. Era Roger, l’amico con il quale aveva appuntamento, che si scusava per non [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p align=justify>Guardò l’orologio per la ventesima volta: erano le 19.55. Le strade erano quasi deserte, nonostante che in quei giorni il tempo fosse straordinariamente mite. Annoiato per la lunga attesa, decise di andarsene.<br />
Stava per prendere lo zaino, quando giunse un messaggio sul cellulare. Era Roger, l’amico con il quale aveva appuntamento, che si scusava per non essere venuto a causa di un contrattempo.<br />
Dopo un attimo di indecisione si avviò. I negozi stavano per chiudere e passò davanti ad una vetrina dall’aspetto insolito, dove erano esposti amuleti e collane. Notò un mazzo di carte sparse: erano di quelle usate dai cartomanti. Allora capì che si trattava di un negozio di cartomanzia. Allontanandosi, quasi si scontrò con una donna che era appena uscita dal negozio. Aveva lunghi capelli neri e mossi, che si distribuivano sulle spalle, nascondendole parte del viso. Doveva essere la proprietaria. I suoi occhi scurissimi esprimevano un senso di mistero. L’aria enigmatica della donna era accentuata dal suo vestito scuro, che la rendeva ancor più affascinante.<br />
«Rudi» disse ad un tratto.
<p align=justify>
«Scusi?» chiese quest’ultimo. «Come mai conosce il mio nome?»<br />
La donna sorrise. Rudi non potè far a meno di ammirare la bellezza delle sue labbra, la cui perfezione era inebriante: sembravano disegnate da un pittore.<br />
«È scritto lì» disse la donna indicando il tesserino identificativo che Rudi portava appeso al bavero.<br />
«Oh, lo dimentico sempre!» assentì, staccando il tesserino.<br />
«Pensavo mi avesse letto nel pensiero. Del resto, siamo nell’atmosfera adatta» aggiunse facendo cenno al negozio.<br />
La donna sorrise nuovamente. Dopo un po’ Rudi riprese:<br />
«Bè, ora lei conosce il mio nome… Ma io non conosco il suo e non ho sfere di cristallo da consultare…».<br />
«Mi chiamo Samanta» disse la donna, porgendogli la mano. Rudi ricambiò il gesto, avvertendo una strana sensazione profonda ed ineffabile.<br />
E dopo un po’:<br />
«Ora devo andare».<br />
E così la ragazza si congedò, mentre Rudi ammirava la misteriosa figura allontanarsi.<br />
***<br />
«Scusami per ieri, mia moglie mi ha letteralmente incastrato a quella riunione».<br />
«Non preoccuparti, Roger». Potremo organizzarci magari per il prossimo weekend.<br />
Erano entrambi seduti alla scrivania dello studio di Rudi, dove innumerevoli fascicoli erano disposti con ordine e precisione accanto all’immancabile computer.<br />
«Stai ancora lavorando su quell’articolo?».<br />
«Si» rispose Rudi. «E non ne vengo a capo. Sembra un problema irrisolvibile».<br />
Dopo un po’ si alzò passeggiando nervosamente per la stanza.<br />
«Bè ora scappo, Rudi. Ci vediamo a pranzo».<br />
«Ok, a dopo».<br />
Si appoggiò alla finestra che dava sulla strada antistante. Era l’arteria più trafficata della città. A quell’ora era densa di vita: un flusso di persone si distribuiva caoticamente su entrambi i marciapiedi. All’improvviso avvertì un desiderio struggente di mescolarsi a quella folla anonima ed impersonale.<br />
Gli tornò alla memoria la cartomante. Quella donna possedeva un qualcosa di indefinibile che esercitava un forte richiamo. Non si trattava della solita attrazione fisica o sentimentale. Forse era quell’aria enigmatica e misteriosa…<br />
Per Rudi la cartomanzia era uno dei sistemi più efficienti per fregare soldi alla gente. Al tempo stesso era uno dei peggiori, poiché faceva leva sulla credulità delle persone e sul loro malessere esistenziale. Questa ovvia conclusione era rafforzata dalla sua professione: egli era un matematico, per cui tutto ciò era da considerarsi alla stregua di una pura superstizione e nulla di più.<br />
Voleva comunque rivedere la cartomante, magari per metterla alla prova, dimostrando che la cartomanzia era solo una grossa bufala.<br />
Il pomeriggio successivo si recò da lei.</p>
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		<title>Nuova copertina per &#8220;La ragazza del bar&#8221;</title>
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		<pubDate>Mon, 12 Jan 2009 16:55:34 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[La ragazza del bar]]></category>

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		<description><![CDATA[Questa sembra decisamente meglio:


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			<content:encoded><![CDATA[<p>Questa sembra decisamente meglio:<br />
<center><br />
<img src="http://www.laragazzadelbar.com/images/copertina3.jpg" alt="" /></p>
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		<title>Protetto: Capitolo 29</title>
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		<pubDate>Fri, 09 Jan 2009 21:48:56 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
		
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		<description><![CDATA[Non vi è alcun riassunto in quanto si tratta di un articolo protetto.]]></description>
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		<title>Protetto: Capitolo 28</title>
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		<pubDate>Tue, 06 Jan 2009 21:02:58 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
		
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		<category><![CDATA[La ragazza del bar]]></category>

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		<description><![CDATA[Non vi è alcun riassunto in quanto si tratta di un articolo protetto.]]></description>
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